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Benvenuto nel blog di Matteo Bianchessi
Vorrei segnalare un bel libro


Elena Narbone racconta Elisa, ma in realtà descrive l’amore.
Ci prova e i suoi tentativi sono il romanzo stesso, quello vero.
I personaggi escono palpitanti dalle pagine, attraversano strade, riempiono letti e toccano mobili e tovaglie.
Non si sa se amano, qualcuno forse sì, qualcun altro non lo saprà mai. Ma non è importante.
Quello che conta è la domanda che Elena-Elisa si pone sino alla fine, quando scoprirà che nel suo ventre batte una nuova vita.
Cos’è l’amore?
Esiste e come lo percepiamo?
Parlo di “Con tutto il mio amore” di Elena Narbone
(Stranamore Editore, pagg. 144, euro 11,90).
La storia di una ragazza che, sedicenne lascia la campagna, i ritmi della campagna per la città.
Senza rimpianti, inesistente il pensiero alla famiglia, alla casa e al paese lasciati. In primo piano, invece gli amori che si sviluppano sul doppio binario.
Per le donne e per gli uomini.
Più per le donne che per i secondi. Le prime sono rassicuranti, anche se non immuni da fragilità.
I secondi lasciano a desiderare. Sono inaffidabili. Non cedano neanche di fronte alle loro responsabilità. Si chiamano fuori, con una buona dose di faccia tosta e non meno di cinismo.
E alla fine, ti metti a riflettere.
Senti che la storia – agrodolce – è di quelle destinate a rimanerti addosso a lungo.
Per acquistarlo on line: http://www.internetbookshop.it/code/9788890124365/narbone-elena/con-tutto-mio.html
http://www.libreriauniversitaria.it/tutto-mio-amore-narbone-elena/libro/9788890124365
Introduzione di Gianluca Morozzi
Dunque. C’è un mio amico scrittore di cui non farò il nome che mi dava questa definizione di scrittura femminile vs. scrittura maschile: se in un romanzo c’è la scena di un tamponamento, dice il mio amico, lo scrittore descrive le condizioni della macchina accartocciata, la scrittrice dice che dentro c’è una donna incinta che ha perso il bambino.
Ecco. Ora avete capito perché non ho detto il nome del mio amico scrittore. Perché forse vi è venuta voglia di picchiarlo.
Provo a dire qualcosa io, allora, sulla scrittura femminile vs. scrittura maschile.
Mettiamo che in un romanzo ci sia una scena di sesso con protagonista una donna, impegnata con un uomo, con un’altra donna, con due uomini, con due donne, quel che vi pare. Uno scrittore descrive la scena come se ci fosse una telecamera invisibile sul soffitto. Una scrittrice, come se la donna stessa fosse la telecamera.
Vi è piaciuta? Non vi è piaciuta? Abbiate pietà di me, nel secondo caso. Non sempre so quello che dico o che scrivo.
La protagonista di questo romanzo è una telecamera. Le cose che le accadono, le cose belle, le cose brutte, le cose medie, non vengono mai viste da fuori e meccanicamente registrate. Si vivono sulla pelle. E dentro la carne.
Dato che la domanda classica che si fa all’autore di un romanzo in prima persona è: quanto c’è di te nel protagonista, beh, non lo so quanto c’è di Elisa in Elena Narbone, e non è importante. All’epoca del mio primo romanzo, la storia di un musicista scalcinato scritta in prima persona, degli amici che mi conoscevano da vent’anni venivano a dirmi “ehi, è proprio bella la parte in cui ti capita questo e ti capita quello”... e notare che il musicista scalcinato, a un certo punto, finiva al Festivalbar.
Quindi, quanto c’è di Elisa in Elena, non è importante per leggere questo romanzo. Decidetelo voi.
Io l’ho letto e, ora che so che il pinguino maschio cova l’uovo durante le tempeste mentre la femmina passa mesi a cercare il cibo, tutto in me è cambiato.
Di Admin (del 29/12/2007 @ 03:21:52, in libri, linkato 1243 volte)
Ho creato un nuovo blog: www.excalciatori.com
Un blog principalmente personale. Il calcio è la mia passione. Quante volte mi sono chiesto: ma che fine avremmo fatto i miei eroi ? Ma il calcio attuale non ha memoria storica. Questo blog è nato per questo motivo: raccogliere notizie in rete e coinvolgere persone nella ricerca. Questo blog è anche aperto a tutti. Per tutti quelli che vorrebbero sapere che fine hanno fatto i loro eroi. Dove sono ? Saranno ancora vivi ? Stanno bene ? Se qualcuno ha notizie e vuole condividerle può mandarmi una email a info@bnews.it
"Seguire due cose contemporaneamente non mi è ancora possibile, non ho ancora questi poteri"
"Non mi vergogno del mio passato"
Cristina Vailati Camillo
Di Admin (del 13/12/2007 @ 16:07:28, in amici, linkato 815 volte)
Che tristezz: un'accozzaglia di luoghi comuni. E la cosa assurda è che c'è gente che applaude. Povera Italia, siamo messi male. Non c'è mai fine al peggio.
Reset and format!!!
Di Admin (del 05/12/2007 @ 23:45:48, in politica, linkato 1168 volte)
Di Admin (del 01/12/2007 @ 14:25:08, in musica, linkato 1013 volte)
Articolo tratto da www.tgcom.it
Mi ci rivedo e mi consolo che non solo l'unico (8 italiani su 10). in grassetto le cose che faccio anch'io.
Otto su dieci "malati" di internet
Sempre connessi. Al risveglio il primo pensiero non è caricare la moka ma controllare la posta elettronica. Poi si va a lavoro, ma in macchina o sul tram un'occhiatina al cellulare bisogna pur darla. Arrivati a destinazione si accende il computer. E così, fino a sera una bella razione di internet, instant messaging, editor e chat. Giusto per non farsi mancare niente dopo cena si aggiorna il blog oppure si legge quello degli amici. Quante ore abbiamo passato davanti a un pc o al display del cellulare/palmare? Tante, anzi troppe. Dalle 9 alle 12 come minimo, ma c'è chi riesce anche a superare questa quota. Molti di loro si dichiarano "tecnostressati". Circa l'80% dei lavoratori italiani intervistati. Non solo, poco meno dell'80% ritiene il problema in crescita in futuro. Ma cos'è il tecnostress? "Il termine è stato coniato dallo psicologo americano Craig Broad - dice Enzo Di Frenna, presidente di un'associazione no profit per la prevenzione delle videodipendenze - era la prima volta che si affrontava il tema dello stress legato all'uso di tecnologie e dell'impatto sul piano psicologico. Secondo Broad si tratta di un disturbo causato dall'incapacità di gestire le moderne tecnologie informatiche". Ansia, affaticamento mentale, attacchi di panico, depressione, incubi, attacchi di rabbia (dovuti in particolare alle difficoltà di utilizzo dei computer e dei software), deficit di attenzione, calo della concentrazione: sono i segni di questo disagio. E la diffusione di queste "patologie" va di pari passo con quella delle tecnologie digitali. "Internet - rileva l'esperto - è diventato lo strumento universale d'informazione. Il videotelefono-computer si è diffuso sul mercato. La tv è digitale. E altri oggetti digitali sono diventati di uso comune". Insomma, siamo invasi, circondati. Come uscirne fuori? Attraverso la meditazione magari, tecnica molto usata nei corsi di stress management in America, o attraverso l'attività sportiva, l'abitudine a pause rigeneranti. Facile a dirsi, più difficili a farsi quando si è davvero "tecnodipendenti".
Di Admin (del 29/11/2007 @ 01:10:50, in svago, linkato 850 volte)
Aleksandr “Sasha” Zavarov nasce il 26 aprile del 1961 a Voroshilovgrad. L’Unione sovietica, guidata dal colonnello Lobanovsky aveva destato grandissima impressione ai Mondiali di Messico 1986, dove fu ingiustamente eliminata dal Belgio nella partita più bella del torneo, finita 4 a 3 con due goals irregolari concessi ai belgi ed agli Europei del 1988, dove fu sconfitta dall’Olanda stellare di Gullit e Van Basten. Tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava dai piedi buoni e dalla velocità di pensiero di questo piccoletto con la banana bionda sulla fronte. In realtà quella nazionale, così come la Dinamo Kiev che lo stesso Lobanovsky dirigeva, aveva anche delle ottime individualità, come il portiere Dasaev, il “Pallone d’oro” Belanov e l’attaccante Protasov. Proprio nella semifinale del Campionato Europeo, l’Unione Sovietica umiliava la squadra azzurra, battendola con un perentorio 2 a 0. Zavarov arriva alla Juventus alla fine di quel torneo, con grandi aspettative da parte dei tifosi e con grande clamore della stampa, considerato che si tratta del primo calciatore sovietico ad arrivare nel nostro campionato, grazie anche ai buoni uffici di Agnelli presso le gerarchie dello stato, allora governato da Gorbaciov. Le aspettative sono presto deluse: “Sasha” gioca un campionato mediocre in una squadra mediocre, guidata con buona volontà da Dino Zoff, che gli fa vestire la maglia numero dieci, troppo pesante e nemmeno tanto amata da Zavarov. Quel campionato è vinto dall’Inter di Trapattoni che sbaraglia tutti i record, ma anche Napoli e Milan sono nettamente superiori alla Juventus, che i “piccoletti” Zavarov e Rui Barros non riescono a tenere a galla. Nel campionato successivo arriva il connazionale Alejnikov e, su richiesta dello stesso Zavarov, Zoff gli “concede” la maglia numero nove, che “Sasha” veste abitualmente anche il Nazionale. La Juventus riesce a conquistare la Coppa Italia e la Coppa Uefa, ma l’apporto del russo è marginale, tanto è vero Zoff schiera spesso l’emergente Casiraghi al suo posto, al fianco dell’autentica sorpresa del torneo, “Toto” Schillaci. Al termine della stagione 1989-90 si disputano i Mondiali italiani; per l’Unione Sovietica è una delusione enorme. La squadra perde le prime due partite contro Romania ed Argentina ed a nulla vale il perentorio 4 a 0 contro il Camerun; l’Unione Sovietica è eliminata al primo turno, la “Grande Armata” del colonnello Lobanovsky è affondata definitivamente. Anche nella Juventus ci sono grandi novità: Zoff viene sostituito da Maifredi, si inaugura il nuovo corso di Montezemolo ed anche per “Sasha” non c’è più spazio. Viene ceduto in Francia, al Nancy.
Zavarov ha concluso la carriera agonistica fra i dilettanti del Saint Dizier da cui, nel ’95, ha cominciato quella di allenatore.
Nel 2003 ha guidato gli svizzeri del Wil. L’anno dopo è finito addirittura in Kazakistan per allenare l’Astana, quindi nel 2005 è rientrato in Ucraina a dirigere il Metalist e nel 2006 all’Arsenal Kiev.
A giugno del 2007 è stato cacciato per una serie disastrosa di sconfitte: 8 nelle ultime 10 gare. L’Arsenal è piombato in piena zona retrocessione e così il nuovo presidente Rabotinovich ha affidato i blu al tecnico Grozny che ha subito vinto la decisiva sfida col Karpaty riportando a galla una barca che stava affondando.
Zavarov è stato visto passeggiare barcollando nel centro di Kiev, ubriaco fradicio, con una bottiglia di vodka celata in una borsa per la spesa...
Commento personale: .a me lo ZAR piaceva. Buona fortuna Sasha
Fonti: http://juventus.forumfree.net/?t=7891900 http://www.goal.com/it/Articolo.aspx?ContenutoId=320680
Visita il sito www.excalciatori.com
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